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  • martedì, ottobre 17, 2006

    SINISTRA OPPORTUNISTA

    La notizia del giorno (17\10\06) è sicuramente l'ingresso dell'Italia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU per i prossimi 2 anni.
    Un grande traguardo per il nostro paese, che la sinistra non ha subito esitato a fare suo.
    Ci pensa il sito di Forza Italia a fare chiarezza su questo argomento..

    La sinistra celebra come una propria vittoria, e non come una vittoria dell’Italia, l’elezione del nostro Paese per la sesta volta a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il biennio 2007-2008. E’ evidente l’aspetto polemico di questa auto-celebrazione, che contrasta con i dati di fatto e con il contesto internazionale.L’Italia fu ammessa all’Onu alla fine del 1955 e da allora è stata eletta membro del CdS, prima del voto di due giorni fa, altre cinque volte, e precisamente per i seguenti bienni: 1959-1960, 1971-1972, 1975-1976, 1987-1988, 1995-1996.E’ quindi da notare che l’ultima elezione risaliva al 20 ottobre 1994, quando alla guida del governo c’era Silvio Berlusconi e a quella del ministero degli Esteri c’era Antonio Martino. In quell’occasione, l’Italia aveva avuto 167 voti su 170: anche in quel caso, un voto plebiscitario, che non riguardava la specifica politica estera del governo in carica da pochi mesi, ma consisteva in un riconoscimento all’Italia per il suo costante impegno internazionale e il suo appoggio alle organizzazioni internazionali.Poi l’Italia aveva tentato una nuova elezione nel 2000 (governo Amato, ministro degli Esteri Dini) per il biennio 2001-2002, ma era stata sconfitta dalla Norvegia il 10 ottobre di quell’anno, scendendo, dalla prima alla quarta votazione, da 94 a 57 voti (quorum 115).Farne adesso una vittoria di parte, o addirittura un "fatto storico" o un "voto straordinario", è quindi assolutamente sbagliato anche perché è fantasioso pensare che i 186 voti su 192 raccolti siano confluiti per merito della politica estera dell’attuale Governo. Essendo in carica da cinque mesi, mentre l’azione diplomatica necessaria per ottenere almeno i due terzi dei voti dell’Assemblea generale dell’Onu inizia sempre con anticipo di almeno un anno.La formazione di un’opinione in seno alle Nazioni Unite è sempre un processo lungo e lento per cui una valutazione positiva (o negativa) si forma sulla base di un comportamento di lungo periodo.Non c’è quindi nessun dubbio che il riconoscimento all’Italia derivi da una valutazione della sua attività internazionale degli ultimi anni, in particolare del quinquennio berlusconiano.Poiché le relazioni internazionali hanno subìto una svolta drammatica a partire dall’11 settembre 2001, è nei successivi cruciali anni che l’Italia ha accresciuto il proprio profilo internazionale, in modo particolare attraverso l’appoggio alla lotta al terrorismo guidata dagli Stati Uniti e le missioni di pace in Afghanistan e Iraq.Assegnare questo successo all’Onu al governo di sinistra che avrebbe modificato la politica estera è quindi un’operazione tutta di politica interna, che dimostra un innato provincialismo.Il centrodestra ha validi motivi per compiacersi di questo riconoscimento che premia la continuità della sua politica estera alla quale ha dato sempre, sia come maggioranza al governo sia come opposizione, il suo contributo nell’interesse superiore del Paese.


    da www.forzaitalia.it

    COMUNICATO :)

    Salve a tutti,
    scusate la bassissima frequenza con cui aggiorno il blog ma il 5° anno del Liceo Scientifico si stà rivelando più complicato del previsto.. (questa settimana 6 compiti in classe in 6 giorni di lezione..)
    è per questo che non riesco più ad aggiornare il blog come una volta (all'inizio c'erano aggiornamenti quotidiani) e questo mi dispiace perchè era un progetto al quale tenevo e che mi sarebbe piaciuto portare avanti con una certa costanza.
    Mi dispiace anche perchè il governo Prodi mi offrirebbe decine di occasioni sulle quali aprire interminabili discussioni, ma non riesco a trovare il tempo materiale per aprire un dibattito e poi seguirne lo sviluppo.
    Cercherò comunque di creare post su argomenti abbastanza leggeri, in modo da non perdere definitivamente il contatto con questo blog, e nell'attesa di avere più tempo da dedicargli.
    Scusate se ci saranno molti copia\incolla ma al momento è il massimo che posso fare.
    Per quanto riguarda la finanziaria attendo la sua approvazione definitiva da parte del parlamento visto che ogni giorno ci rivela nuove sorprese, una volta approvata avviare una discussione su questo tema sarà sicuramente una delle mie priorità, e cercherò di farlo senza copia\incolla ma nel modo più oggettivo possibile.
    Un saluto ad Attila,Valentina e Gianluca.

    SOLO E SEMPRE
    FORZA ITALIA

    Giovane Azzurro

    mercoledì, ottobre 04, 2006

    COME LA SINISTRA VINCE LE ELEZIONI..

    La Margherita territoriale fa quadrato intorno a Bruno Di Masci che, dopo la scelta di Antonio Verini che ha preferito l’Emiciclo a Montecitorio, di fatto è rimasto al palo. Da qui, l’appello istituzionale del sindaco Franco La Civita, al numero due del Governo Franco Marini “in qualche modo, egli che è il responsabile di questo pasticcio, ci tiri fuori dalle sabbie mobili, magari facendoci avere risposte ai tanti progetti che abbiamo proposto. Visto che non abbiamo rappresentati nelle istituzioni, si potrebbe uscire dal gap economico in cui versa questo territorio. Siamo di fronte ad una altalena di scelte politiche dettate da opportunità del momento – ha detto La Civita – che hanno fatto perdere alla città ed al territorio una grande possibilità. Esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza a Bruno Di Masci che avrebbe potuto essere la pedina vincente per tutta la Valle Peligna”. Tutto qua. Nessuna presa di posizione da parte di alcuno alla fine della conferenza stampa, solo la convinzione di un idem sentire. La resa dei conti, a sentire i petali, è rimandato al prossimo congresso che si terrà nel mese di ottobre. Anche se, nella fattispecie, sarebbe stata utile, forse, anche prima, molto prima, di quella che il sindaco ha definito “un fallimento” ma che in tanti apostrofano come un tradimento. Anche dall’opposizione di palazzo San Francesco si fanno sentire.Davide De Deo di Sulmona Domani va a scomodare lo slogan con il quale il centrosinistra sulmonese si è presentato alle scorse elezioni. “Vi ricordate lo battuta pubblicitaria “I talenti del centro A al servizio del territorio?” Ma quanto vale un “talento”? E’ la domanda che da ieri mi pongo e alla quale, dopo una meditata riflessione, ho dato questa soluzione:esistono “talenti” d’oro (presidenza del Senato), “talenti” d’argento (deputato della repubblica e consigliere regionale) e “talenti” fuori corso. Per nostra sfortuna i “talenti fuori corso” ancora una volta sono quelli che circolano sul nostro territorio i quali, dopo aver stretto una forte alleanza con le pari monete, si ritrovano d’incanto senza valore e fuori mercato senza neanche capire il perché. Il patto di ferro stretto qualche mese fa si è rivelato un patto d’argilla e tocca di nuovo a noi raccogliere i cocci di questa ennesima spoliazione perpetrata a danno del nostro comprensorio”. Anche Fabio Federico di An dice la sua : “La scelte di Verini di rinunciare al seggio da deputato rimanendo in Consiglio Regionale fa tornare alla mente la lettera che il Sindaco inviò a tutte le famiglie, sulmonesi in occasione delle recenti elezioni politiche. La Civita invitava la cittadinanza a votare la Margherita per favorire l'elezione del dottor Verini (aquilano) alla Camera dei deputati, in modo che, rinunciando al seggio regionale, determinasse l'entrata in Consiglio del professore Bruno Di Masci I cittadini di Sulmona hanno eletto Verini, ma questi, dopo numerose riunioni con Rutelli e Marini, ha rinunciato a Roma determinando la "promozione" del sindaco di Pianella e "bocciando" il candidato di Sulmona, il tutto evidentemente concertato con i massimi vertici di partito. Sicuramente c'è un abisso tra il centrodestra che "impone" l' elezione alla camera di un sulmonese ( Paola Pelino) ed il centrosinistra che tradisce gli accordi: pur di impedire che la città sia rappresentata in Regione”.. a detta di Federico il sindaco si vedrà presto presentare il conto in consiglio comunale perché Di Masci “oramai politicamente bell'e sepolto, con tanto di estrema unzione, meditando di passare dalla "Margherita" al "Crisantemo'", non è certo così fesso da fargliela passare liscia.. Sulmona aspetta le pubbliche scuse del Sindaco e, se possibile, di tutto il centrosinistra di cui il primo cittadino fa parte a pieno titolo. Ammetta che il suo consiglio agli elettori era sbagliato e si renda conto su quale, barca sta annegando portandosi dietro tutta Sulmona.”


    da www.rete5tv.it

    lunedì, ottobre 02, 2006

    PRODI RAP

    "Vilipendio alle istituzioni"; così è stato giudicato dai parlamentari di Sinistra il simpatico video che in questi giorni è diventato un vero e proprio tormentone sul web.
    Il filmato,che potete vedere a questo link http://notizie.alice.it/multimedia/prodi_rap.html?pmk=hpboxcan1_2 , riguarda il dibattito parlamentare sul caso Telecom che ha visto Prodi protagonista, il presidente del consiglio è stato chiamato a rispondere al parlamento di quanto accaduto con Tronchetti Provera; l'atmosfera era incandescente e in più di un'occasione il Premier è stato costretto a ripetersi per le interruzioni dell'opposizione. Qualche buontempone ha avuto la simpatica idea di estrapolare uno di questi episodi, quando Prodi ripete "per me in particolare sarebbe anche sconfessare il mio passato all'IRI", di associarvi una base musicale stile Rap, e con qualche ritocco grafico di realizzare un breve "video musicale".
    Il TG2 ha dedicato un servizio di 30 secondi al successo di questo video che sul web si è diffuso molto velocemente, e la maggioranza ha reagito sdegnatamente, urlando al "vilipendio delle istituzioni" e chiedendo un'indagine da parte della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
    E così, la sinistra che inneggiava alla libertà di satira e di espressione, si scandalizza per un innocuo video e dimentica quanto in questi anni è stato fatto e detto dai suoi pseudo-comici arruolati nella milizia rossa e inviati in tutte le reti televisive a divertire con insulti, a volte molto pesanti, nei confronti del Presidente del Consiglio, del suo partito e dei suoi alleati.
    Evidentemente un governo così a rischio non può permettersi neanche alcune simpatiche battute che potrebbero definitivamente cancellare la già poca credibilità di cui gode.


    Prossimamente aprirò la discussione sulla finanziaria.. mi stò informando e stò raccogliendo materiale a riguardo.

    mercoledì, settembre 20, 2006

    E' ORA DI FARSI VALERE!

    "la violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima"
    è questa la frase pronunciata dal Papa durante la "lectio magistralis" tenutasi il 12 Settembre a Regensburg.
    Queste parole, inserite in un discorso molto lungo e ampio, hanno scandalizzato tutto il mondo musulmano.
    Turchia, Egitto e Arabia Saudita,i cosiddetti paesi islamici moderati, hanno preteso le scuse del pontefice, che, purtroppo, non ha esitato a porgere l'altra guancia.
    E così siamo arrivati al punto che il capo della Chiesa Cattolica deve stare attento a come parla per non turbare le anime sensibili dei kamikaze musulmani.
    La morte di Oriana Fallaci non è avvenuta per caso, è stato un segnale che dovremmo cogliere.. E' ora di smetterla con il buonismo e con il dialogo unilaterale; noi costruiamo moschee e loro bruciano chiese; noi cerchiamo il dialogo e loro lo scontro; loro alzano la voce e noi abbassiamo la testa.
    La civiltà occidentale, la nostra cultura, che con orgoglio definisco superiore alla loro, è in grave pericolo!
    E' ora di smetterla con l'antisemitismo rosso e la simpatia di sinistra verso i terroristi islamici, è proprio un arabo il primo a mettere in guardia l'occidente dal pericolo della cultura dell'odio, ecco le parole di Magdi Allam : "è la cieca ideologia dell'odio imperante tra i musulmani, che violenta la fede e ottenebra la mente".
    Naturalmente per affrontare questa situazione ci vorrebbe un appoggio politico non indifferente, ma purtroppo il coniglio non ha esitato a dimostrare la sua ineguatezza al ruolo che ricopre: " Che cosa vuole che sappia, io, della sicurezza del Papa? Non so nulla in proposito, vedranno le sue guardie.." queste le parole di Prodi...

    venerdì, settembre 15, 2006

    IL RITORNO DEL CONIGLIO..

    Coniglio.. è stato l'aggettivo con il quale per tutta la campagna elettorale il quotidiano Libero ha apostrofato Romano Prodi, coniglio è ciò che sta dimostrando di essere il Presidente del Consiglio che di fronte allo scandalo Telecom cerca di evitare il confronto in parlamento e di scaricare tutta la colpa sul suo fido collaboratore Rovati ,che lo avrebbe tenuto all'oscuro di tutto.
    E' difficile credere che uno degli uomini-ombra più fidati di Prodi,abbia agito senza il suo consenso, è difficile credere che Prodi fosse a conoscenza del fascicolo di 28 pagine con il quale "suggerisce" a Tronchetti Provera (dimessosi da poche ore per la portata dello scandalo) di far passare la rete fissa sotto il controllo dello Stato.
    Ecco l'ennesima intromissione della sinistra nel mondo dell'economia e del libero mercato, ecco l'ennesima "losca faccenda" che coinvolge uno dei leader dell'Unione, ex comunista, ora presindete del consiglio.
    Di fronte alle richieste di chiarimento ha avuto il buonsenso di rispondere "ma siamo matti?? la vicenda è chiusa!!".
    E invece la vicenda non è chiusa per niente, questo scandalo ha rilevanze penali, e tutti coloro che si sono scagliati contro i vari Ricucci, dovrebbero riconoscere nel Presidente del Consiglio l'ennesimo "furbetto del quartierino ".
    Pensate se uno scandalo del genere avesse coinvolto Berlusconi.. Gianni Letta che prendeva iniziative di rilevanza nazionale alle sue spalle, e lui che diceva di non saperne niente.. colpo di stato, democrazia in pericolo, assalto al potere..
    Ma siccome qui i colpevoli sono a sinistra, sono i buoni, sono i bravi , sono gli "onesti", sicuramente si troverà un motivo "superiore",che i comuni mortali non possono capire, per la quale è stato giusto intromettersi in una vicenda così delicata, per il bene del paese.. e di Prodi!!!

    venerdì, settembre 08, 2006

    INCOERENZA ROSSA

    INCOERENZA ROSSA
    Se avete letto 1984 di George Orwell, ricorderete sicuramente il sistema su cui si fondava la dittatura socialista inglese: il bipensiero. Per chi non conoscesse il libro, il bipensiero è la volontà e la capacità di sostenere un'idea ed il suo opposto, in modo da non trovarsi mai nel torto.
    Questo tecnica di pensiero è quella utilizzata dalla sinistra italiana, sostenere fermamente una cosa quando si è all'opposizione,e negarla completamente quando si governa.
    La politica estera pacifista "senza se e senza ma" sostenuta dalla sinistra nella scorsa legislatura, è scomparsa non appena si è trattato di andare in Libano (giustamente); la politica di discontinuita con la quale la sinistra radicale voleva marcare la differenza con il centro-destra è scomparsa.
    Con numerosi scioperi i binomio rosso sinistra-sindacati si opponeva alla riforma delle pensioni realizzata dal governo Berlusconi che portava l'età pensionabile a 60 anni, adesso che la riforma del sistema pensionistico innalzerà l'eta minima a 62 anni, nessuno dalla CGIL ha mosso foglia..
    "Tagli a destra, tagli a sinistra" sembrava che negli ultimi 5 anni il governo si divertisse a tagliare fondi a destra e a manca, adesso che è la sinistra a parlare di tagli a pensioni e sanità, nessuno parla di "macelleria sociale".
    Di fronte alla sete di potere pacifisti, dissidenti ,populisti, tutti mettono da parte i propri,falsi,ideali, pur di rimanere più tempo possibile alla guida di un paese che ha ormai imboccato una strada senza sbocco, troppo incoerenze e poche certezze per un paese che potrebbe approfittare dell'ottima situazione economica mondiale..

    venerdì, settembre 01, 2006

    ARIA DI FINANZIARIA

    Entro la fine di Settembre il governo dovrà varare la Finanziaria 2007, per entrare in tema, posto la lettera di Oscar Giannino al quotidiano "Libero", che la dice lunga su quello che il paese si troverà di fronte..

    Caro direttore, la Passione di Tommaso Padoa-Schioppa è ufficialmente cominciata. Francesco Giavazzi l'aveva avvisato, un po' come quei discepoli che temevano che Gesù si inoltrasse davvero a Gerusalemme, se Ti stava scritto e lui confermava che si sarebbe compiuto il suo doloroso destino. Ma ormai il ministro dell'Economia è idealmente entrato nel suo Getsemani. Ha iniziato a sudar sangue, alle prese con la divisione in due che inevitabilmente si è aperta nel govemo e nel centrosinistra, ora che dalle temibili promesse del Dpef si tratta di passare ai fatti. Fatti pesanti, visto che come ha scritto non un nemico dell'Ulivo, ma lo schieratisismo professor Luigi Spaventa, ipotizzare in una sola Finanziaria un intervento pari quasi a tre punti percentuali del Pil di correzioni di spesa, due terzi di contenimento del suo andamento e un terzo a finanziamento di interventi per lo sviluppo non è mai - dicasi mai - riuscito a nessuno nella storia della Repubblica. Missione impossibile, ha decretato Spaventa. O meglio, nella storia c'è sempre una prima volta. E ora appunto è iniziata la passione dell'ex banchiere centrale, senza partito e con un solo spartito: far vedere che la prima volta sarà la sua. O realizzatore sul serio di ciò che ha promesso nel Dpef, e sarebbe un Ercole, oppure inevitabilmente sconfitto, dimidiato, ridimensionato e umiliato.
    Naturalmente, in politica c'è sempre la via di mezzo. E cioè quella di dire che il Dpef verà puntualmente rispettato, ma magari diluito su alcune poste in due anni, su altre in tre, su altre ancora in sei mesi. I politici di lungo corso della maggioranza lo sanno, che la politica offre assai più soluzioni di quanto credano i rigidi ex banchieri centrali. Ed è per questo che gli esponenti di Rifondazione, dei Comunisti italiani, dei Verdi e persino Mastella, hanno formato il Gran Sinedrio che ha decretato la Passione di San Tommaso Padoa-Schioppa. Martire del suo stesso rigore. Dicono che il ministro ieri, negli incontri preparatori che ha avuto a Palazzo Chigi col premier e con Bersani l'unico che lo aveva difeso, mentre lo stesso Prodi considerava l'ipotesi di diluire la manovra come «un'opzione» - sia stato chiarissimo. Cortese e disponibile nella forma, a esaminare ogni possibilità di intervento "sociale" aggiuntivo per accontentare l'ala sinistra del governo. Ma al contempo determinatissimo, nel ricordare a tutti che non c'è alternativa: i 35 miliardi di euro devono saltar fuori e tutti nel 2007. Da Bruxelles avevano preavvisato nel fine settimana PadoaSchioppa, che gli avrebbero dato una mano, e lui l'ha accettata di buon grado. Ed ecco spiegata la nota emessa ieri da Amelia Torres, portavoce del comissario europeo agli affari economici e monetari Joaquin Almunia, che ha formalmente intimato al governo che non ci sono possibilità di uno slittamento di un anno, al promesso rientro del deficit italiano sotto il 3% del Pil a fine 2007. A tutti gli effetti, è come l'angelo che al Getsemani fa forza a Gesù, perché non allontani da sé l'amaro calice e si prepari al supplizio che lo attende.
    Al di là della credibilità personale di Padoa-Schioppa, che scopre a sue spese quanto possa essere sdrucciolevole la politica rispetto alla secca verità dei numeri, davanti a noi ci sono tre strade abbastanza diverse. Le alternative del ministro La prima è quella che Padoa-Schioppa ha deciso di imboccare appena assunto l'incarico, anzi ben prima, dicono i suoi amici. È la via della drammatizzazione, che è consistita nel dire incessantemente che i conti pubblici italiani stavano in condizioni tragiche, come nel 1992 in cui rischiammo il capitombolo. Secondo i drammatizzatori, la credibilità italiana stava nel garantire da subito a Bruxelles che sotto i13% saremmo rientrati al primo esercizio finanziario utile. E, per soprammercato, avremmo contratto l'impegno a passare da mezzo punto al 5% di Pil di avanzo primario entro i12009-2010. È figlia di questa logica drammatizzante, la contabilità del Dpef che tanto aveva soddisfatto la maggioranza il primo giorno, perché in linea con la campagna elettorale e con la propaganda declinista-tragiediatrice sviluppata dal centrosinistra per un lustro intero. Apparentemente, ora, l'impegno preso va semplicemente rispettato. Ma attenzione, il diavolo si nasconde nei dettagli. Perché in realtà si è scoperto che il centrodestra non ha affatto lasciato un buco non dichiarato di 2,3 punti percentuali del Pil, come fece l'Ulivo nel 2001 dichiarando che il deficit post-Amato sarebe stato l0 0,8% mentre fu del 3,1%. L'andamento dei conti pubblici nel primo semestre, grazie all'ultima finanziaria di Tremonti, vede in realtà una spesa pubblica sensibilmente contenuta rispetto al 2005, ed entrate che crescono in percentuale addirittura sette volte superiore alla crescita dell'economia italiana, anch'essa non a zero ma in ripresa. Risultato: Padoa-Schioppa è il primo a sapere che, avvalendosi della virtù di bilancio di Tremonti e della crescita italiana - se non si affloscia - la correzione da apportare ai conti pubblici 2007 perché il deficit non si discosti significativamente dal 3% del Pil non richiede affatto correzioni come quelle indicate nel Dpef. A quel punto Bruxelles sarebbe sostanzialmente contenta, ragionano a Palazzo Chigi, e l'impegno di fondo di risanamento mantenuto. Perché diavolo dunque imbarcarsi davvero nell 'impresa di incidere a fondo nella spesa pubblica centrale e periferica nel 2007, quando si possono aprire mille tavoli per concertare interventi e risultati nell'anno e nel biennio successivo?
    La seconda strada è quella, appunto, del realismo redistribuzionista. Non è affatto sostenuta dall'ala antagonista della maggioranza, che sta su un'altraposizione ancora. E la posizione di Mastella e di tanti ds e margheritici che, attualmente, preferiscono star zitti. Sanno bene - chi almeno tra loro sa abbastanza di finanza pubblica da padroneggiare le proiezioni di spesa comparto per comparto - che i13% di deficit si può raggiungere diciamo con po' più della metà di quanto indicato come obiettivo dal Dpef. E si chiedono: perché mai prendere sul serio sin dal primo anno l'obiettivo pluriennale di arrivare a un avanzo primario pari al 5% del Pil entro il 2010, che poi è l'unica vera ragione che spinge adoa-Schioppa ad aver indicato correzioni tanto severe sin dall'inizio? Anche Prodi, se lo domanda. Per questo ha aperto la porta all'ipotesi della spalmatura degli obiettivi. Nei più illuminati tra loro, non c'è solo il desiderio di evitare le resistenze degli Enti Locali e dei sindacati a tagli troppo energici. C'è una domanda di fondo: ha senso incidere più del minimo necessario nella spesa, quando la crescita italiana è timida e ha bisogno di essere sostenuta, a maggior ragione alla luce della frenata americana che potrebbe congelare le aspettative di crescita mondiale da un mese all'altro, facendoci ripiombare verso una crescita a pochi decimali di punto? Per questo, il partito del realismo redistribuzionista mira a convincere PadoaSchioppa a non fare troppi capricci, e a imboccare lui per primo un'impostazione appena appena più conciliante. È per questo che al ministro sono saltati i nervi, quando Giavazzi lo ha pizzicato. Non tanto per Rifondazione che indica con chiarezza ogni giorno che al rigore non ci sta. Ma perché è in primis tra i cosiddetti "riformisti", in teoria suoi più stretti alleati, che le cifre di Padoa-Schioppa convincono meno oggi di quanto non facessero solo un mese fa. Ci pensa Visco, dice l'ala riformista, a trovare qualche miliardo di curo di saldo primario in più, alzando le imposte sulle compravendite finanzarie e rimodulando le aliquote intermedie dell'ex Irpef Magari restituiamo nell'esercizio successivo ciò che nel 2007 raccattiamo di gettito fiscale in più grazie alla lotta ai rentiers del centrodestra, dice l'a-la realista-redistribuzionista: ma intanto nel 2007 possiamo così correggere un po' di spesa pubblica senza però esagerare, caro Padoa-Schioppa.
    Poi c'è la terza via. Quella del partito redistribuzionista lacrime e sangue. L'ala antagonista del governo, quella che non capisce perché mai devono valere solo gli impegni programmatici richiamati nel Dpef, e non quelli sottoposti agli elettori. Che promettevano appunto introduzione piena di tutti gli ammortizzatori sociali a chi oggi ne è sprovvisto, riduzione dello scalone previdenziale ma senza rivedere i coefficienti parametrali della riforma Dini, assunzione dei precari nella scuola e in tutta la pubblica amministrazione, più fondi pubblici alle famiglie e per i figli, al Sud e agli immigrati. Nel program-ma dell'Unione, in effetti, c'è tutto. E le risorse per farlo, se interrogate gli antagonisti di governo, vengono indicate in zero curo di tagli alla spesa pubblica e fino a 50 miliardi di curo di nuovo prelievo fiscale "socialmente mirato". Roba che la crescita italianà ne verrebbe messa in frigorifero: ma a loro non preoccupa, tanto ti rispondono che il Pil non è l'indicatore della felicità e della giustizia di un Paese, come dice Amartya Sen. II nuovo Ulisse e le sue sirene Difficile dire, caro direttore, quale dei tre partiti vincerà. A occhio e croce, per chi conosce la politica italiana che di strappi non ne ha concessi neanche a quel padrone delle ferriere che era Berlusconi, i più seri tra gli osservatori scommettono tra un mix intermedio della prima e della seconda via. Dipende da quanto Padoa-Schioppa si farà concavo coi convessi e convesso coi concavi. Per questo gli va ricordato ciò che dieci anni fa scrisse a conclusione di un agile volumetto, intitolato II governo dell'economia. La politica è come Ulisse, scriveva, e Ulisse deve farsi legare ma resistere al canto delle sirene. Perché altrimenti non resiste alle seduzioni della spesa, e perde la capacità di guidare la barca. "Nel governo è forte 1 'impulso a seguire le ragioni del cuore, a distribuire oggi ciò che sarà prodotto domani, a considerare che un comando o un'autorizzazione possano prevalere sulle ragioni della scienza triste, l'economia". Ora che Ulisse è diventato lui, a Padoa-Schioppa tocca farsi legare. E farci vedere fino in fondo, se davvero resisterà al canto delle sirene. Altrimenti, non gli tocca Omero. Ma Giavazzi che glie le canta. E noi elettori che glie le suoniamo.


    Oscar Giannino